Amedeo Cianci, artista legato per vocazione alla più bella tradizione dell'impressionismo francese, segna nella pittura odierna un significativo momento, per un auspicabile futuro aggancio della pittura al figurativo - realista. In Cianci, vedo quindi, il propulsore di un nuovo movimento pittorico, che potrebbe, nel volgere di qualche anno, ripulir la pittura da tutte quelle stravaganti astruserie e pretese avventuristiche delle varie correnti pittoriche di quest'ultimo quarto di secolo...
Distese di margherite e papaveri nella sconcertante bellezza del loro vivo cromatismo; un inno alla vita ed alla gioia di vivere del sole Salentino che scalda, anima, fa pulsare; una profonda serenità che si respira nel cuore. Si dischiude l'emozione sincera per tutto ciò che è vivo ed autentico: un fiore, un filo d'erba, il mare cobalto della nostra terra che è un nastro in lontananza ed amoreggia all'orizzonte col blu del cielo...
Voglio dire che ancor prima della scuola, del mestiere, della consapevolezza artistica c'era in lui il giusto e la sensibilità di una istintiva adesione alle luci e alle forme d'un paesaggio da cui si sentiva pervaso e quasi levigato come ciottolo terragno dalle acque salutari delle piogge ottobrine. Da questo sentirsi nel paesaggio naturale e umano nasce la pittura. Sicché cotto quello che egli ha fatto di poi non è stato tanto un esprimere quella sensazione, quanto un narrare quella sensibilità in maniera da renderla capace di contenere ogni gradazione possibile di toni, ogni estensione fastosa di colori...