Amedeo Cianci è nato a Poggiardo (Lecce) il 12 Luglio 1961

 

Remo Alessandro Piperno

Fiori di non so dove neppure a dirne il nome nella tenerezza dell'amore distribuita all'infinito da giardini e giardinieri.

Amedeo Cianci, artista legato per vocazione alla più bella tradizione dell'impressionismo francese, segna nella pittura odierna un significativo momento, per un auspicabile futuro aggancio della pittura al figurativo - realista. In Cianci, vedo quindi, il propulsore di un nuovo movimento pittorico, che potrebbe, nel volgere di qualche anno, ripulir la pittura da tutte quelle stravaganti astruserie e pretese avventuristiche delle varie correnti pittoriche di quest'ultimo quarto di secolo.

Non sarebbe (come potrebbero pensare erroneamente alcuni) un ritorno al passato, costituirebbe invece un acquisir maggiore coscienza artistica, una riscoperta per la vera pittura (perchè non dimentichiamo che i veri pittori sono i pittori realisti), insomma, un nuovo umanesimo pittorico che darebbe buoni e copiosi frutti all'Arte di domani.

Nel suo studio atelier di Poggiardo, ho visto paesaggi frontali pugliesi, campi di grano con alberi di ulivo in fila e bordati da grandi macchie di papaveri dischiusi, vaste pianure, scorci marini con le colline fiorite e in dolcissimo declivio. La caratteristica dei suoi paesaggi, con la miriade di fili d'erba anche alti, danno spesso l'impressione d'essere noi dentro il paesaggio, chini su quella infinità di fili vivi per la loro stessa clorofilla, ospitali di un mondo, di un universo d'esseri minuscoli padroni della zolla; l'impressione d'essere chini sulle erbe, tanto queste si sollevano a noi con il loro arcano, con il loro vasto respiro, si che se potessimo davvero affondarvi lo sguardo saremmo in qualche modo autorizzati a dire con Baudelaire... di affondare noi medesimi "dans l'inconnu pour y trouver du nouveau".

Vi troviamo invece - lì e nelle distese panoramiche delle corrugazioni pugliesi, delle campagne salentine con il grano biondo - l'espressione intera, incontaminata pittorica del Cianci che si potrà denominare come si voglia, "primativista" (ma non credo) e che comunque sia non la si può considerare indipendente da una vocazione pittorica che, nascendo dalla più antica emozione dell'uomo (l'emozione circostante), nasce dal sentimento e quindi dal profondo dell'esistenza dell'artista, emozione fatta oltretutto di contemplazioni rapite nel mondo agreste della natura madre, principio di tutte le cose: anche della nostra stessa esistenza.

La forma di questa pittura, intrisa di sentimento di un paesaggista sensibile, altro non è se non lirica. E lo è in semplicità, affinchè esso si ponga nella sua riconoscibilità di linguaggio comunicativo tra l'artista e il fruitore del dipinto.

Il senso del paesaggio cianciano presuppone una minima facoltà, di ricevere il messaggio visivo, la gioia dei colori, di possedere lo slancio spirituale da proiettare entro le distanze: dal "tocus" immediato del quadro all'orizzonte che chiude lo spazio paesistico

 

Maria Pia Romano

Leggo questi versi in un poema di Lucien J. Engelmajer e li sento vibrare sulla tela luminosa di Amedeo Cianci.

Distese di margherite e papaveri nella sconcertante bellezza del loro vivo cromatismo; un inno alla vita ed alla gioia di vivere del sole Salentino che scalda, anima, fa pulsare; una profonda serenità che si respira nel cuore. Si dischiude l'emozione sincera per tutto ciò che è vivo ed autentico: un fiore, un filo d'erba, il mare cobalto della nostra terra che è un nastro in lontananza ed amoreggia all'orizzonte col blu del cielo.

La freschezza del segno pittorico, l'immediatezza espressiva, il profondo amore dell'autore per il nostro Salento, rendono la sua solare arte un piacere da gustare a fondo, senza fretta, per amare un pò di più la vita, per sentire la poesia delle piccole cose entrare in noi, per sorridere col cuore e con l'anima.

Si snocciolano le pennellate sapienti in nuclei di significati, assaporando raggi di miele. L'anima si immerge nel papavero in fiore, nella piccola violetta cresciuta timidamente fra i giganti eppur già bella, nel bianco e nel giallo delle margherite. Gocce di luce nel cielo compongono inni, in tutte le lingue,e ed il vento che fa ondeggiare fiori ed erba non scompone l'incanto, ma lo rinnova con la sua lietezza frusciante. Un inno al colore ed al sole i paesaggi Salentini dipinti da Amedeo Cianci con tecnica mista su tela; un tributo al Salento, ai suoi balconi fioriti, le sue corti, le sue barche, sono i dipinti che realizza con l'acquerello.

Con grande tecnica si rivela padrone anche del guazzo e della trasparenza e si riconferma profondamente innamorato della luce, del sole d'estate che inebria e stordisce. Si vedono scorci di Salento immerso nella calura dei pomeriggi d'estate: muri battuti dal sole, imposte chiuse per trovare un pò d'ombra, niente e nessuno in strada, solo miriadi di fiori sui balconi, sugli usci e qualche panno steso al sole.

Danno bene questi quadri la sensazione di immobilità che si respira nelle nostre terre nei pomeriggi di luglio e agosto: la vita sembra essersi fermata in una dimensione insondabile; un silenzio senza confini avvolge il paesaggio; l'occhio si perde nel fluire della pennellata e non si riesce a distogliere lo sguardo, assorti dall'atmosfera sognante del pomeriggio salentino.

Si respira, nell'opera di Amedeo Cianci, un accordo perfetto nelle cose: l'armonia del benessere diventa palpabile gioia del rinnovamento primaverile, dell'intesità dei colori d'estate e ci si riinnamora un pò della vita.

 

Prof. Donato Valli

La vicenda di Amedeo Cianci comincia con la scoperta di una sua naturale propensione al disegno e al colore.

Voglio dire che ancor prima della scuola, del mestiere, della consapevolezza artistica c'era in lui il giusto e la sensibilità di una istintiva adesione alle luci e alle forme d'un paesaggio da cui si sentiva pervaso e quasi levigato come ciottolo terragno dalle acque salutari delle piogge ottobrine. Da questo sentirsi nel paesaggio naturale e umano nasce la pittura. Sicché cotto quello che egli ha fatto di poi non è stato tanto un esprimere quella sensazione, quanto un narrare quella sensibilità in maniera da renderla capace di contenere ogni gradazione possibile di toni, ogni estensione fastosa di colori.

Per Cianci, insomma, i contenuti sono pretesti per operazioni di puro calligrafismo coloristico; la loro reversibilità è tale che egli può trascorrere da paesaggi a particolari, da spazialità indefinite a concentrazioni ,, tese, purché la matita trovi la sua naturale distensione crei da se stessa il suo equilibrio di sogno e di ibridazioni, la sua armonia estetica. Soltanto per questo abbandono confidenziale, per questa gioia di inebriarsi Cianci. può trasmettere il miracolo della sua generosa felicità. Cioè, il mestiere é la cultura non rappresentano un diaframma, un filtro, ma uno strumento dell'espressione; essi vivono al di fuori di ogni programmazione internazionale, per energia creatrice dello stesso paesaggio, il quale impone da se una sua :etnica e quasi una sua legge espressiva.

Così il mero figurativo perde il suo contorno di crudo realismo anche quando il riferimento occasionale è fedele. Infatti la forza della realtà trova il suo riscatto iella castità elementare della forma, tanto aderente all'idea seminale della sua offerta da sembrare l'anima lei paesaggio, la sua dimensione spirituale; e tosi anche negli scorci ideali dei prati e delle fiorite in colore, incrocia fondamentale nella connotazione del quadro, si illanguidisce fino al punto da cancellare ogni secchezza d (gloriosi estati salentine e lasciare intorno a se aloni di Indeterminatezza che introducono ad un tempo attonito ai attese per sempre fermo nell'animo.

Da ciò, infine, la predilezione del Cianci per l'acquerello, che gli consente questi effetti nuovi del colore smorzato, questi languori di una dolcissima gradualità, senza costringerlo a rinunciare a quella policromia intesa che rappresenta il punto finale di una naturale e irrinunciabile armonia visiva.

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